4 malattie infettive che son tornate per colpa delle vaccinazioni in calo

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Articolo pubblicato il 30/04/2017 alle ore 14:31.
4 malattie infettive che son tornate  per colpa delle vaccinazioni in calo 2
4 malattie infettive che son tornate per colpa delle vaccinazioni in calo 2

A volte ritornano. Sono le malattie infettive, quelle eradicate e non più presenti in larga misura sul territorio e dunque a torto dimenticate, o quelle contro cui non si pensa proprio a vaccinarsi. Come morbillo, pertosse o difterite, per disinformazione o perché ancora si temono i possibili effetti collaterali dell’inoculazione del virus, essenza del vaccino stesso.

Livelli di vaccinazione sotto soglia. Ottenendo così esiti contrari: perché livelli di vaccinazione sotto soglia possono (de)generare in epidemie o pandemie, mentre ‘alimentano’ una immunità di gregge, che protegge cioè la gran parte della popolazione contro la malattia, compresi coloro che per qualsiasi ragione sono controindicati al vaccino, nel caso in cui la percentuale di persone vaccinate si avvicini di molto al 100 per cento. Un traguardo lontano, anche in Italia. Tanto da indurre il Ministero della Salute a rivolgere a tutti gli organismi sanitari nazionali e internazionali, a partire dall’Oms, uno stato di allerta. Come a dire che i livelli di guardia sono stati raggiunti e che necessitano seri provvedimenti. Di sorveglianza, a vantaggio della salute pubblica.

Quattro malattie che ritornano. Le malattie infettive, sono moltissime ma quelle verso cui rivolgere maggiore attenzione sono almeno quattro, per la loro possibile diffusione pandemica e per le serie conseguenze che possono arrecare alla salute della persona a quella pubblica e pure al sistema sanitario per le implicazioni di assistenza successiva.

 

1) Il morbillo

 

È una malattia esantematica, verso cui è stato lanciato un allarme anche in Italia a causa degli oltre mille casi segnalati dal 1 gennaio al 26 marzo 2017. È trasmessa dal virus morbillivirus appartenente alla famiglia dei Paramixovidae e fra i più probabili veicoli di contagio ci sono starnuti e colpi di tosse, raro invece è il contagio indiretto. Le complicanze sono rare, ma possono insorgere nel 10-15 per cento dei casi a causa di una sovrainfezione batterica soprattutto a carico di neonati, bambini malnutriti o persone con difese immunitarie basse. Le quali possono comprendere implicazioni di ordine respiratorio, con la comparsa di otite media, laringite, broncopolmoniti batteriche e polmoniti interstiziali, o neurologiche (più rare) con encefalite acuta, una grave infiammazione del cervello o di panencefalite sclerosante subacuta.

La prevenzione è possibile, con un vaccino anti-morbillo trivalente, che garantisce cioè una copertura anche contro parotite e rosolia (Mpr). Il Calendario vaccinale raccomanda di eseguire nel bambino la prima vaccinazione prima del 24° mese di vita, preferibilmente al 12-15° mese, perché fino al 6-9° mese il neonato può essere immunizzato e protetto dagli anticorpi della mamma, e il richiamo (la seconda dose vaccinale) verso i 5-6 anni. Agli adolescenti e adulti mai prima vaccinati si consiglia di programmare la somministrazione delle due dosi a distanza di almeno 4 settimane una dall’altra. A seconda dell’età e dello stato immunitario nei confronti della varicella, sarebbe anche possibile la co-somministrazione del vaccino trivalente MPR con quello monovalente contro la varicella o l’impiego del tetravalente MPRV. Il vaccino non può essere somministrato a persone con  sistema immunitario deficitario, in corso  di terapia immunosoppressiva con corticoidi, antineoplastici, antirigetto, né a donne in gravidanza o che desiderano esserlo nel mese successivo alla vaccinazione stessa.

 

2) Pertosse

 

Non in tutti i Paesi la sua serietà e prevenzione sono avvertite allo stesso modo. Infatti, ad esempio in Inghilterra, l’allerta è molto alta, tanto che esistono addirittura dei programmi vaccinali diretti alle mamme. Non è così nel resto d’Europa dove, secondo l’ultimo rapporto epidemiologico annuale dell’European Center for Disease Prevention and Control, aggiornato al 7 luglio 2016, solo nel 2014 si sono registrati oltre 40mila casi di pertosse. Un trend che potrebbe essere arrestato con la vaccinazione esavalente, disponibile anche in Italia, per la fascia pediatrica fino ai 12 mesi di età, mentre nei richiami successivi è prevalentemente combinata anche a difterite e tetano.

 

3) Difterite

 

La causa è un batterio, il Corynebacterium diphtheria che, entrato nel nostro organismo, libera una tossina capace di danneggiare, o anche distruggere, diversi possibili organi e tessuti, in funzione del tipo di batterio coinvolto in questa malattia infettiva acuta. Il  più diffuso è quello che attacca le vie respiratorie in particolare gola, naso e talvolta le tonsille, mentre un secondo tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, ha un impatto cutaneo e provoca ulcere generalizzate. Fare prevenzione contro la difterite è possibile, tramite il vaccino che è disponibile anche in Italia fin dal 1920, eppure i focolai esistono ancora, specie in Est Europa dove la copertura vaccinale è molto bassa, e da cui potrebbe valicare i confini. A tal punto che la Federazione degli ordini dei medici non esclude che possa migrare anche nei nostri territori.

 

4) Polio

 

È una grave malattia che interessa il sistema nervoso centrale colpendo in particolare i neuroni motori del midollo spinale. Michael Underwood, medico britannico, fu il primo a descrivere la poliomielite nel 1789, con un’epidemia registrata in Europa all’inizio dell’Ottocento e poco dopo anche negli Stati Uniti, dove nel 1952 si sono contati oltre 21mila casi, mentre l’ultimo episodio registrato risale al 1979. Invece in Italia nel 1958 ci furono oltre 8mila casi di polio, di cui l’ultimo notificato è del 1982. Da allora sempre scomparsa. Presente ancora in Medio Oriente e in Nigeria, la polio è forse la  più temuta malattia infettiva a  causa dei gravissimi danni che provoca.

 

Ma non finisce qui. Perché oltre a queste ci sono anche altre malattie infettive mal controllate come la varicella, l’epatite A e il virus dell’Hpv, sempre a causa di una non sufficiente copertura vaccinale. Che invece attiverebbe una efficace azione di prevenzione, se attuato, dall’età pediatrica/giovanile fino a quella adulta.