Elbow e Steve Winwood vi aspettano al Vittoriale

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Articolo pubblicato il 15/07/2017 alle ore 17:00.
Elbow e Steve Winwood vi aspettano al Vittoriale 2
Elbow e Steve Winwood vi aspettano al Vittoriale 2

Dopo il successo dei primi concerti - Baustelle, Passenger, Devendra Banhart, Mark Lanegan Band e Ryan Adams - due imperdibili concerti vi aspettano nella spettacolare cornice dell'anfiteatro del Vittoriale per il festival Tener-a-mente.

Questa sera alle 21.15 Elbow, mentre domani, domenica 16 luglio, alle 21.15 Steve Winwood (per entrambi gli eventi apertura dei cancelli alle 20).

Attivi dagli anni ’90, acclamati per il loro sound innovativo, gli Elbow hanno scritto negli anni alcune delle canzoni più belle della musica alternative-rock, come dimostrano le numerose nomination, i premi ricevuti (tra cui un Mercury Prize, un Brit Award, due Ivor Novello ed altri ancora) e la stima da parte di grandi artisti come Blur, U2 e R.E.M. 

Il nuovo album, il settimo, si intitola «Little Fictions» ed arriva a tre anni di distanza da «The Take Off And Landing Of Everything», vincitore del Mercury Prize nel 2014. Il nuovo disco, pubblicato il 3 febbraio, è il primo album registrato senza il batterista Richard Jupp, che ha lasciato la band di Manchester ad inizio 2016. Anticipato dal singolo «Magnificent (She Says)», che secondo il chitarrista Mark Potter è «La canzone che i fan si aspettavano che scrivessimo», «Little Fictions» è «decisamente massiccio e ricco di battute pesanti», come afferma il frontman Guy Garvey. Registrato tra la Scozia e Manchester e prodotto da Craig Potter, il disco vede la collaborazione con membri di Hallé Orchestra, Hallè Community Choir e London Contemporary Voices. 

Gli Elbow sono attualmente formati da Guy Garvey (voce, chitarra), Craig Potter (tastiere, cori), Mark Potter (chitarra, cori) e Pete Turner (basso, cori).

Steve Winwood: compositore, cantante e polistrumentista britannico, «bambino prodigio» della musica rock, la sua voce soul, incredibile per un ragazzino bianco inglese, è il suo marchio di fabbrica, insieme all’indiscussa dote musicale che gli permette di passare abilmente dal pianoforte all’organo alla chitarra.

Originario di Birmingham, talento poliedrico, a soli quindici anni Steve Winwood si unisce, insieme al fratello, allo Spencer Davis Group, una delle band di punta del rhythm and blues revival inglese. E’ il 1963 e Steve diventa una delle stelle più precoci della storia del rock. Brani come «Gimme Some Lovin» diventano dei successi internazionali, raggiungendo le prime posizioni anche nelle classifiche americane dedicate alla musica nera. Nel 1967 Steve Winwood da vita, insieme a Jim Capaldi, Chris Wood e Dave Mason, ai Traffic, la storica band che si fa subito notare per la super hit «Paper Sun», pietra miliare che cambia la concezione del rock, contaminandolo, per la prima volta nella storia della musica, con la psichedelia ed il pop-folk arricchito da strumenti come il sitar. Soul, pop, rock, jazz, r&b e tradizione indiana, il tutto arricchito dalla stupefacente voce nera di Winwood fanno dei Traffic una tra le band più importanti ed ambiziose dell’epoca. 

Contattato da Eric Clapton, nel 1969 da vita ai Blind Faith, il primo super gruppo della storia del rock. L’avventura con Clapton, Ginger Baker e Rick Grech non dura molto e, in seguito allo scioglimento della band, Steve Winwood si dedica, a partire dal 1977, alla carriera solista, dalla quale ne scaturiscono album decisamente più pop, tra cui «Back In The Night Life», il suo maggior successo di vendita in assoluto. Nel frattempo l’instancabile artista collabora con numerosi musicisti tra cui Marianne Faithfull, George Harrison, David Gilmour, Lou Reed, Phil Collins, The Who, Tina Turner e tanti altri. Nel 2008 pubblica «Nine Lives», il decimo album della sua carriera solista. 

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