Il saluto di don Turrina al Garda

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Articolo pubblicato il 07/09/2017 alle ore 18:37.
Il saluto di don Turrina al Garda 4
Il saluto di don Turrina al Garda 4

Don Alessandro Turrina, a capo della pastorale giovani della sponda bresciana del lago ha da poco annunciato il suo trasferimento a Verona.
Quali sono i motivi del suo trasferimento?
«Innanzitutto chiariamo che non è stata una mia scelta quella di trasferirmi, ho scelto di obbedire al Vescovo che mi ha designato a parroco di San Nazzaro Eccelso, chiesa situata nel quartiere Veronetta. Un’area che il vescovo stesso vuole rivitalizzare data la posizione strategica: vicino all’Università di Verona, in una zona di fatto in centro ma per molti aspetti simile alle periferie, con grande presenza di immigrati e studenti. Al momento là non c’è una grande comunità, mi ha chiesto un impegno simile a quello avuto sul Garda. Dopo aver edificato posso dire che a tutti gli effetti riparte la sfida. Ciò che è stato costruito qui non muore, questo deve essere specificato, ma continua con don Emanuele Bortolazzi e don Enrico Danese che insieme porteranno avanti il progetto di evangelizzazione del vicariato. Vado via ma il vescovo di fatto investe ancora di più. La pastorale continua con ancora più frutti e ancora più proposte».

Don Turrina, in cosa la pastorale giovani le lascerà il miglior ricordo?
«Beh sicuramente l’incontro con dei ragazzi giovani mi ha umanamente insegnato molto, da loro dovremmo partire per edificare la società di domani. Mettersi a disposizione dei giovani vuol dire accogliere il loro mondo, il loro modo di interagire con l’esterno. Questo è il dono relazionale e formativo che mi hanno lasciato i “miei ragazzi”».

Quali sono le esigenze dei ragazzi oggi?
«In un epoca in cui siamo tutti più connessi paradossalmente ai giovani mancano relazioni strette, vere. Oggi serve dare loro vicinanza in questa transizione fra il mondo dei bambini e quello degli adulti. La Pastorale giovani si è proposta sin da subito di fare questo, di incontrarli là dove vivono per capirli, per capire quali siano i loro bisogni, le loro preoccupazioni ma anche i loro progetti. Noi gettiamo uno sguardo sul loro mondo, osservandolo e loro fanno lo stesso. In quest’ottica avviene uno scambio positivo».

Quali sono le difficoltà educative che ha riscontrato sul lago?
«Sicuramente la qualità della vita sul Garda è tra le migliori nel nostro paese, pur esistendo comunque situazioni di disagio che abbiamo gestito. I ragazzi sono da una parte molto attenti alla vita mondana, che certamente non manca, fatta di divertimento e spettacolo. Dall’altra sono spesso spinti dai genitori a dedicare buona parte dei loro progetti e del loro tempo al lavoro. Non vi è nulla di sbagliato in sé nello svago o nel trovarsi una mansione estiva, sia chiaro. Però questi valori dovrebbero essere tenuti insieme da una ricreatività sociale, da un sentirsi parte di una comunità viva e collaborativa come quella che per esempio si può trovare in un oratorio o nelle nostre attività. Credo che su questo si debba lavorare di più, creare una rete sana tra singoli individui accumunati da uno o più scopi in comune vuol dire mettere le basi per la buona società.
I ragazzi che provano i grest o le attività simili a quelle citate riscoprono il valore dell’impegno sociale, valore che cresce in loro e diventa un forte desiderio anche negli anni a seguire. Abbiamo registrato una forte voglia di mettersi al servizio, questo lo trovo molto bello».

Come si avvicina un giovane a queste attività?
In questi anni ho puntato a creare legami relazionali con diverse istituzioni: associazioni, scuole, comuni ecc... Cerco altre agenzie per entrare in relazione con queste realtà e scambiare informazioni. Ho lavorato per creare collaborazioni forti con il territorio. Questo processo è poi sfociato in una ricerca sociologica che ha coinvolto più di 1000 ragazzi per evidenziare quali siano le necessità del Garda. Da quel lavoro abbiamo poi creato una rete di collaborazioni sfociate in incontri con parrocchie, enti comunali e mondo dello sport.

Abbiamo avuto modo di vedere che la pastorale negli anni ha affrontato il tema del viaggio
A chi abita sul lago piace in genere viaggiare, almeno da quanto emerso dai nostri studi. Per questo la pastorale ha portato avanti in questi anni la sua proposta viaggi con finalità educative e aggregative. I viaggi coinvolgono circa 250 ragazzi ogni anno e ogni viaggio è caratterizzato da una tematica: si va dalle relazioni, all’affettività, fino al concetto di legalità e del suo rispetto. Quest’anno a Napoli siamo andati proprio in quella direzione con un viaggio educativo all’insegna della verità e della legaità. L’anno precedente invece siamo andati a Vienna soffermandoci sull’affettività. In ogni caso ogni nostra proposta è coordinata con le parrocchie e con psicologi ed educatori. Dal confronto di queste figure nasce un progetto formativo e ricreativo».

La pastorale si è proposta anche di educare gli adulti
«Ci siamo accorti che in molti casi mancavano figure adulte di riferimento così ci siamo posti l’obiettivo di formare i giovani adulti a che hanno a che fare con i ragazzi. In quest’ottica l’aspetto educativo è a doppia mandata: sono educati i giovani ma anche gli educatori. Abbiamo tenuto incontri per i giovani allenatori ad esempio, affiancando il percorso atletico sportivo a quello umano. Gli adulti devono prendere consapevolezza del ruolo educativo fondamentale che hanno verso le nuove generazioni».

Tornerà sul Garda?
«Sono pochi i chilometri che mi separeranno dal lago. Tornerò sicuramente a trovare tutti i miei ragazzi e le persone che hanno collaborato con me. Come già detto il progetto non muore, anzi, grazie alla volontà del Vescovo va avanti con ancora più risorse. Credo che da ottobre, da quando partirò, inizieranno per tutti nuove sfide che ci apriranno ad ancora più possibilità».

 

da Gardaweek del 25 agosto

di Alessandro Sahebi

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