Kevin Ferrari e la scalata della Cordillera blanca

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Articolo pubblicato il 13/09/2017 alle ore 17:27.
Kevin scala le montagne senza una gamba 4
Kevin scala le montagne senza una gamba 4

Kevin Ferrari, 25 anni, amputato della gamba destra sopra il ginocchio, il 3 agosto è partito per una spedizione per scalare la catena montuosa della Cordillera Blanca in Perù.

Era il 22 giugno del 2010, Kevin stava per compiere 18 anni. Era in una strada sterrata di campagna in sella alla sua moto da cross quando si è scontrato con un camion. Il tragico incidente gli è costato l'amputazione della gamba destra sopra il ginocchio. Kevin però non si è dato per vinto, ha preso la patente ed è andato a studiare fuori casa, a Trento.

Proprio grazie ad un compagno e amico dell'università ha iniziato, per gioco, ad arrampicarsi. «Due anni fa ho iniziato ad arrampicare grazie a questo mio amico che ha creduto in me e per tre mesi ha cercato di convincermi - racconta Kevin -. Nonostante io sia uno sportivo, sono in una squadra di triathlon e mi alleno quotidianamente, ero un po’ diffidente. Lui stesso però mi ha dimostrato che potevo farcela arrampicandosi davanti a me con una sola gamba, tenendo l'altra bloccata. Ho provato e non ho più smesso, non finirò mai di ringraziarlo. La mia passione più grande è il nuoto ma la scalata lo sta raggiungendo».

A luglio del 2016 ha partecipato al festival Rockerellando di Toscolano Maderno e mentre si arrampicava è stato notato da Pietro Rago, l’organizzatore della spedizione in Perù, che gli ha proposto di prendere parte a questo viaggio. «Pietro Rago ha creduto in me e mi ha già chiesto di partecipare anche il prossimo anno, probabilmente in Sud Africa - continua Kevin -. Adesso dopo la sofferenza patita non lo rifarei ma mi conosco e non appena mi sarò ripreso avrò già cambiato idea. È stata un'esperienza fantastica ma molto dura. Siamo arrivati a Lima in aereo, da lì abbiamo preso il pullman per Huaraz. Una volta arrivati avevamo prenotato dei muli e con quelli abbiamo raggiunto la valle a 4100 metri dove abbiamo trascorso 15 giorni, siamo rientrati in Italia il 22 agosto. Ero spaventato ma non perché avessi paura di qualcosa in particolare, perché non sapevo a cosa sarei andato incontro. È stata dura sotto diversi punti di vista, dormivamo in tenda e la notte la temperatura andava a meno 10. Inoltre nonostante io sia allenato ho avuto qualche problema con l’ossigeno che mi ha causato mal di testa e vertigini. Ho dovuto superare tante piccole difficoltà che nella vita di tutti i giorni non mi trovo ad affrontare, per fortuna c'era la forza del gruppo. Eravamo in 15 e dove non arrivava uno c'erano gli altri, potevo chiedere una mano a chiunque. La mia vita con una gamba è del tutto normale, ho il mio mezzo per muovermi e mi arrangio a fare tutto ma là era tutto diverso. Sicuramente questa esperienza mi è servita molto».

La famiglia di Kevin l’ha sempre sostenuto ed è davvero orgogliosa di lui. «Ricordo benissimo il giorno in cui ha partecipato a Rockerrellando - racconta la sorella Valentina -, era molto indeciso se andare o meno. Alla fine anche dietro mio consiglio ha partecipato. Quando mi ha raccontato della spedizione ero felice ma anche un po' preoccupata viste le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare. Non nego però di esserne orgogliosa e quando la gente mi ferma per strada per fare i complimenti a mio fratello sono davvero fiera di lui».

 

da Gardaweek dell'1 settembre

di Silvia Massolini

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