Le opere di D'Annunzio in musica

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Articolo pubblicato il 07/05/2017 alle ore 06:11.
Le opere di D'Annunzio in musica 4
Patrizia Cirulli, foto di Renzo Chiesa

Profondità e leggerezza, questi i confini entro i quali si muove l’arte di Patrizia Cirulli, cantatutrice milanese «dalla voce insolita e straordinaria» come la definì Lucio Dalla: finalista al «Premio Tenco 2013» nella sezione interpreti, due volte vincitrice del «Premio Lunezia» nella categoria «Musicare i poeti» e del premio «Suona la poesia 2011», contest indetto dal prestigioso Festival Internazionale della poesia di Genova e dal Meeting degli Indipendenti di Faenza, nel 2016 esce con l’album «Mille baci» nel quale ha musicato opere di illustri autori tra i quali Gaio Valerio Catullo, Oscar Wilde, Federico Garcia Lorca, Eduardo de Filippo, Charles Baudelaire, Salvatore Quasimodo e Gabriele D’Annunzio. Quest’ultimo l’ha condotta a girare due videoclip al Vittoriale degli Italiani.

Come e quando nasce la sua passione per la musica?
«La mia passione per la musica nasce da bambina, già a quattro, cinque anni era il mio passatempo preferito; intorno ai quindici anni ho poi iniziato a concretizzare a poco a poco la mia passione, frequentando scuole che potessero aiutarmi a coltivare questa mio interesse ed inclinazione».

Quale tipo di messaggio intende trasmettere attraverso la musica?
«In realtà più che messaggi mi piace trasmettere emozioni e sensazioni, per condividerle con il pubblico: l’emozione è un’energia ancestrale, primitiva, capace di parlare un linguaggio universale».

Come definirebbe il rapporto tra musica e poesia?
«Si tratta sicuramente di un rapporto particolare anche se il legame che le unisce è molto stretto, non a caso vengono definite “arti sorelle”: la poesia racchiude in se una musicalità sua propria, avvicinarla alla musica è un piacevole azzardo, una strada attraverso la quale condurre noi stessi, sempre più intimamente vicini al sentire del testo».

E quello tra prosa e canzone?
«Vale lo stesso discorso: da cantautrice solitamente parto dalla musica per poi giungere al testo; in questo caso, essendo il testo già scritto, vado alla ricerca dei suoni suoi propri intrinsecamente e naturalmente presenti, laddove scopro un suono capace di vibrare con il mio, in grado quindi di far uscire la sua identità sonora, lo prendo con me. Caricare una parola di emozione e significato attraverso la musica, significa dotarla di una potenzialità vibratoria, capace di armonizare le energie interiori dell’essere umano».

Nell’album «Mille Baci» ha musicato opere di illustri personaggi del panorama culturale internazionale, in base a quale criterio li ha selezionati?
«Sono partita selezionando quegli autori e quei testi che sentivo più vicini a me, per un mio gusto personale: ho cercato tra le loro poesie e testi qualcosa che fosse in grado di emozionare; ho così preso il testo senza chitarra, per testare la musicalità sua propria e, nel momento in cui capisci che sta accadendo qualcosa di magico dentro di te, allora lì scatta la scelta».

Perchè la scelta di Gabriele D’Annunzio?
«Si tratta di uno dei nomi storici del panorama culturale italiano, capace di una scrittura affascinante, molto particolare, squisitamente unica. Due i brani da me scelti “Stringiti a me” realizzato musicando un passo in prosa del poeta pescarese tratto dal romanzo “Il Fuoco”, manifesto artistico del superomismo dannunziano che vede in prima linea il protagnista Stelio Effrena, un esteta il quale medita una grande opera artistica dove avviene la fusione di poesia, musica e danza. L’utilizzo dell’anafora in prosa, mi ha permesso di ripetere il verbo imperativo “parlami” che va a colpire con veemenza e continuità l’animo dell’ascoltatore. Si tratta di una dichiarazione d’amore, attuale per modalità di scrittura e contenuto, racchiude tutto quello che una persona innamorata vorrebbe sentirsi dire dal proprio compagno. “Aprile” contiene un testo estrememente emozionante, confesso di essermi commossa profondamente leggendolo».

Che emozioni ha provato girando i videoclip al Vittoriale?
«Il mio grazie al presidente Giordano Bruno Guerri: cantare a casa del Vate è stata un’emozione unica e straordinaria, mi ha fatto sentire in estasi. “Stringiti a me” è stato girato negli interni, laddove la scarsità di illuminazione delle stanze, accompagnata dal rieccheggiare della mia voce ha contribuito a rendere il tutto più suggestivo; per “Aprile” il videoclip è stato girato in esterni nei giardini del Vittoriale dove ho potuto assorbire un altro tipo di energia, sempre intensa e straordinaria. Insieme al regista, Ottavio Tonti, con il quale è nata l’idea di girare i videoclip nella storica residenza del Vate, abbiamo voluto trasmettere, nel primo caso la profondità del sentimento amoroso, nel secondo, ambientato in esterni, un’atmosfera sognante e di dolorosa sospensione che prelude ad un finale positivo».

Respirando l’atmosfera dei luoghi nei quali visse, è riuscita a scoprire qualcosa in più del personaggio e della persona D’Annunzio?
«Partendo dal presupposto che si tratta di un personaggio incredibile, impossibile da definire completamente, di certo visitando le stanze del Vittoriale, stracolme di oggetti di ogni genere, mi sono chiesta da dove nascesse la necessità di riempire lo spazio in maniera così eccessiva, la risposta che mi sono data è che probabilmente necessitava di colmare un senso di solitudine radicato; dal punto di vista estetico la vista di tutti quegli oggetti ha confermato il suo lato di esteta incallito».

Con quale aggettivo definirebbe il Vittoriale degli Italiani?
«”Incantevole”, un luogo di grande suggestione che mi ha affascinato notevolmente per non parlare della sua felice comunione con il paesaggio lacustre».