Rita Santorum, la poetessa di Pozzolengo

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Articolo pubblicato il 07/05/2017 alle ore 14:49.
Rita Santorum, la poetessa di Pozzolengo 4
Rita Santorum, la poetessa di Pozzolengo 4
Rita Santorum, la poetessa di Pozzolengo 8
Rita Santorum, la poetessa di Pozzolengo 8

C'è un antico portone di legno, in via Mazzini (e più precisamente al civico 21) sul quale, con una certa regolarità, vengono affissi numerosi fogli. A guardarli bene, però, si capisce che non si tratta dei soliti volantini pubblicitari o di qualche locandina di propaganda di eventi e manifestazioni, bensì di vere e proprie poesie. A leggerle attentamente, si intuisce come quei versi nascondano una delle storie più curiose ed interessanti che un paese come Pozzolengo possa offrire ai suoi abitanti e visitatori. Dietro a tutte quelle poesie si cela, infatti, l'estro, la fantasia e la passione di Rita Santorum. Sebbene i suoi 86 anni, vissuti interamente nella cittadina gardesana (classe 1929, nata e cresciuta a Pozzolengo, dapprima nel podere di campagna Borgo San Giacomo, e trasferitasi, poco tempo fa, in una casa in pieno centro storico) ed il morbo di Parkinson che da più di sei anni la affligge, Rita dedica ormai tutto il suo tempo e il suo interesse verso quell'amore nei confronti di un'arte che l'ha sempre appassionata ma che ha trovato libero sfogo soltanto negli ultimi 5 anni. 
Quando è sorta in lei la passione per la scrittura?
«Intorno ai 7-8 anni. Ricordo che quando portavo al pascolo gli animali della fattoria dei miei genitori, trovavo il tempo di leggere articoli di giornale. Mi sono arrangiata ed ho imparato a scrivere da sola. La passione per la poesia? Sempre avuta. Da 5 anni, ho cominciato a raccogliere e mostrare tutti i miei scritti».
Ad oggi, Rita ha composto più di 500 poesie, "esposte" inizialmente sulla vetrina di un negozio di frutta e verdura, situato accanto al vicolo San Giuseppe, mentre negli ultimi anni, i suoi versi sono apparsi sul portone del casolare abbandonato da più 15 anni (di proprietà della famiglia Gallina, dove in gioventù Rita lavorò come donna di servizio, ndr) del civico 21 di via Mazzini.
Perchè attaccare le sue «opere» proprio su quella porta?
«Conoscevo i residenti e ne sono rimasta legata fino ad alcuni anni fa. Poi è rimasto abbandonato. Nessuno mi ha mai redarguito su quanto facessi. Anzi, molti ne erano contenti e apprezzavano il mio lavoro».
Di cosa parlano i suoi versi?
«Sulla natura e sulle vicende che interessano il mio paese. Piccoli cenni storici o della semplice vita quotidiana. A volte, situazioni banali possono diventare vere forme d'arte, sancite nero su bianco».
C'è una poesia che più la rappresenta? 
«Ebbene sì. Si intitola “La voce dell'amore” e nel mio testamento ho anche sottoscritto che venga letta in chiesa durante il mio funerale. Questo basta a far capire quanto mi ci senta legata».
Nel 2014, il gruppo dell'associzione de «Il Volo» raccolse una piccola parte di quell'enorme faldone di rime, versi e componimenti poetici, accorpando il tutto in un libretto («Io tifavo per gli indiani», ndr), poi donato alla stessa «autrice» come omaggio per tutti gli sforzi compiuti negli ultimi anni e per una passione che ancora oggi accompagna la vita di Rita Santorum, la storica «poetessa» di Pozzolengo.

 

di Marco Cirani, da Gardaweek del 28 aprile

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